In questo momento la maggior parte di ciò che possiamo sentire e leggere è sulla pandemia. È sicuramente molto importante tenersi informati ma sappiamo anche come le storie che ci ispirano ci aiutano anche stare bene e supportano un sistema immunitario sano. 🙂Quindi, ci impegniamo a condividere contenuti che ci ispirano, in modo che quando finalmente potremo camminare liberamente sotto il sole, avremo nuove idee e forse una nuova visione del mondo.
Ecco una storia recente che parla della connessione tra Beethoven e i Templi dell’Umanità. Ti interessa scoprirla? Continua a leggere … 🙂

L’11 dicembre scorso abbiamo presentato il nuovo libro fotografico sui Templi dell’Umanità, evento che abbiamo trasmesso anche in diretta streaming. Per l’occasiona abbiamo avuto il piacere di avere tra i nostri ospiti diversi giornalisti, artisti e amici, fra gli altri anche Patrick Djivas. Patrick è musicista e compositore, uno dei fondatori della mitica band degli Area e dal 1974 bassista della PFM. La Premiata Forneria Marconi è un gruppo di rock progressivo che da oltre 45 anni è amato e seguito da migliaia di fan, sia in Italia sia a livello internazionale. Patrick è amico da anni di Damanhur, e nel 2016 propose alla nostra Esperide di scrivere insieme a lui i testi inglesi per il loro album “Emotional Tattoos”,  uscito a ottobre del 2017. Esperide è stata libera di scegliere i temi dei vari pezzi, e in molti di essi risuonano chiaramente temi della filosofia damanhuriana. In un prossimo post pubblicheremo alcuni di questi testi.

L’intervento si Patrick durante la presentazione del libro sui Templi è stato interessante e molto emozionante, soprattutto quando ha paragonato i Templi alla Nona sinfonia di Beethoven. Ecco un estratto dell’intervento di Patrick, iniziato rispondendo a una domanda sulla creatività.

“La creatività arriva da sola. È importante capire quando arriva perché dura un attimo brevissimo. Possiamo dire che, per realizzare ogni atto artistico, la creatività rappresenta l’uno per centro e il 99% è sudore dell’artista: la creatività arriva, svilupparla significa applicare tanta determinazione.

I Templi dell’Umanità sono la rappresentazione di questo rapporto tra la creatività e la determinazione.
Io sono musicista e ho l’abitudine di accomunare qualsiasi cosa alla musica. Le grandi opere del mondo hanno sempre qualcosa in comune con la musica e così è per i Templi dell’Umanità, un luogo unico che non ha simili nel mondo. Le grandi opere del mondo hanno sempre qualcosa in comune, anche se tu dici: “ma questo posto non ha niente in comune con niente”, questo posto è unico al mondo, non c’è nessun posto come i Templi dell’Umanità!” 

Eppure, c’è un’opera musicale che ha tante, tante cose in comune con questo posto: è la Nona sinfonia di Beethoven.

Innanzitutto la Nona di Beethoven è considerata una sinfonia “ineseguibile”. Tanto è vero che ci sono solo un paio di orchestre al mondo in grado di suonarla come si deve. E la prima cosa che ti dici, quando visti i Templi dell’Umanità, è: “Questo è impossibile da fare. Come hanno fatto?” È la prima cosa che ti viene in mente.

E poi ti dici: “Cosa c’i vuole nella testa di un uomo – in questo caso, di Falco Tarassaco, l’ispiratore dei Templi – per convincere altri a fare una cosa come questa? Credo che debbano esserci le stesse cose, la stessa creatività e la stessa determinazione che ci vollero nella testa e nel cuore di Beethoven per convincere altri musicisti a suonare quello che lui aveva in mente…

Quando ascolti la Nona sinfonia, chiudi gli occhi e ti lasci guidare in un crescendo meraviglioso e pieno. Nei Templi dell’Umanità, per passare da una stanza all’altra ti devi inchinare, abbassarti con umiltà. Ti devi chinare, passare tra questi cunicoli, e poi arrivi e ti alzi, guardi e c’è questa meravigliosa musica che ti arriva addosso, questo splendore che ti prende tutto il cervello.

Se c’è una musica particolare che rappresenta perfettamente questo posto è l’Inno alla Gioia, forse il pezzo più famoso della Nona sinfonia. Beethoven lo aveva scritto quando era ragazzo, lo aveva in testa da sempre e sapeva che un giorno o l’altro si sarebbe manifestato. E questa è la musica perfetta per questo luogo: questo posto è il posto che è sempre esistito nel cuore di tutti noi, nella testa di tutti noi, ma non è mai venuto fuori.
E adesso c’è e oggi abbiamo la fortuna di poter vedere, visitare, contemplare questa meraviglia. E soprattutto, attraverso i libri che ne parlano, abbiamo anche l’opportunità di leggerne la partitura.
Io sono felice di essere qui oggi e sono grato tanto quanto lo sono quando ascolto la Nona.di Beethoven.”

Scopri i Templi dell'Umanità

Nota:

* L’Inno alla gioia è un’ode composta dal poeta e drammaturgo tedesco Friedrich Schiller nel 1785. È conosciuta in tutto il mondo per essere stata usata da Ludwig van Beethoven come testo della parte corale del quarto e ultimo movimento della sua Nona Sinfonia, selezionandone alcuni brani e scrivendo di suo pugno un’introduzione. Il finale corale è la rappresentazione musicale della fratellanza universale. La melodia di Beethoven — senza le parole di Schiller— è stata adottata nel 1972 come Inno d’Europa dal Consiglio d’Europa e in seguito come Inno dell’Unione europea.