“Essere pronti è tutto” così suggerisce il drammaturgo e poeta William Shakespeare, personaggio alquanto misterioso e grande conoscitore dell’animo umano.

Ma come ci si prepara a un anno nuovo?

Come si organizza un tempo nuovo, senza correre il rischio di finire in una gabbia troppo stretta, che non lascia entrare gli imprevisti che possono stravolgere la nostra vita all’improvviso?

  1. A Damanhur, ad ogni nuovo inizio, siamo soliti fare la Lettera d’intenti: prendiamo del tempo per noi, ripensiamo con gratitudine a ciò che si è appena concluso, ai doni che abbiamo ricevuto in conoscenza ed esperienze; quei doni sono il terreno su cui costruiamo ciò che verrà. Potrebbe essere che, a volte, sia necessario bonificare quel terreno, dissodarlo dai dolori e dai conflitti vissuti, perché risulti fertile per i semi che si prepara ad accogliere. Accettare di lasciar andare il passato è già quasi un inizio.
  2. Fatto questo, siamo pronti per il momento più entusiasmante: immaginare con intensità il nostro futuro, tracciandone prima le direzioni generali, i sogni da realizzare; poi andando sempre più nel dettaglio, individuando i singoli progetti, le strategie e la tempistica necessari alla loro realizzazione. E poi giù, giù, sempre più nel particolare, soffermandoci sui dettagli, sulle sfumature apparentemente  insignificanti: i nostri pensieri e le nostre emozioni, che sono quelli che danno sapore e colore alle nostre giornate.
  3. Il terzo passaggio consiste nel mettere per iscritto ciò che abbiamo immaginato e progettato, perché i sogni devono trovare la loro collocazione nel mondo reale. “Mettere nero su bianco” – come si suol dire – significa cominciare a rendere concreti i nostri sogni: la concretezza della penna che scivola sul foglio, delle dita che scorrono sui tasti del computer; significa cominciare a praticare l’idealismo pratico che ci suggerisce la carta dei Tarocchi “La Stella”, che racconta come le stelle del cielo possano suggerire brillanti percorsi sulla terra.

Scrivere una Lettera d’Intenti è un’arte, perché occorre essere così bravi da distinguere il sognare per il sognare dal sognare che diventa disegnare un progetto per poi realizzarlo. Occorre imparare a comprendere cosa desideriamo davvero, perché a volte i nostri desideri sono frutto di suggestioni o indotti da un mondo che tende sempre più a manipolarci.

Come si fa a capire se siamo sulla strada giusta?

Provando, e aggiustando il tiro l’anno dopo, consapevoli di ciò che ha funzionato e di ciò che era un sogno irrealizzabile oppure una cosa a cui, in fondo, non tenevamo davvero.

La scrittura della Lettera degli Intenti è garanzia del fatto che i progetti si realizzeranno?

Assolutamente no!, ma attraverso questo strumento siamo in grado di dare una direzione precisa alla nostra energia, trasformandola nel motore che ci condurrà verso la loro realizzazione. L’essere umano ha una quantità incredibile di energia, che talvolta viene dispersa in mille direzioni, catturati come siamo da troppi stimoli e problemi. L’essenziale è riuscire a ritrovarci al centro di noi stessi, là dove siamo in contatto con i nostri veri desideri, quello spazio da cui nasce la progettualità creativa. È il momento in cui la nostra energia si concentra in un punto prima di lanciare la freccia verso l’obiettivo. Allora ogni progetto è sostenuto dall’energia necessaria alla sua realizzazione e gli eventi si inanellano in una sincronicità che talvolta ci lascia stupefatti: tutto sembra andare per il verso giusto!

Perché proprio adesso?

A Damanhur pensiamo che i giorni a cavallo dell’anno vecchio e di quello nuovo siano speciali, carichi di un’energia particolare. È un tempo straordinario, che si collega ai grandi cicli astronomici, una sorta di “non tempo” di cui parlano gli Egizi e i Greci. Il calendario degli egizi era composto da dodici mesi di trenta giorni ciascuno; per far coincidere l’anno civile, con l’anno solare, occorreva aggiungere cinque giorni, che vennero chiamati dai Greci (i quali avevano problemi analoghi) “giorni Epagomenoi”, o “giorni aggiunti”. La tradizione misterica vuole che in questo periodo nascano gli Dei. Un antico mito egizio, infatti, racconta che Ra aveva proibito che, dall’unione di Nut (la dea del cielo) e Geb (la terra) nascessero figli in nessun giorno dell’anno. Il dio Thot, giocando con la Luna,  vinse cinque nuovi giorni, durante i quali Nut, non vista da Ra, diede alla luce cinque divinità: Osiride, Horus, Seth, Iside e Nefti.

Per questo i giorni epagomenoi rappresentano il periodo migliore per dare l’avvio al nuovo: nascosti sotto il mantello dell’invisibilità di potteriana memoria, possiamo creare in libertà. In questo tempo-non tempo l’energia è più fluida, libera dai vincoli e dalle paure che, più o meno tutti, ci portiamo dentro. Così quando rientreremo nella ritmicità del nostro tempo consueto, ci ritroveremo rinnovati e positivamente irriconoscibili.

Buoni Epagomenoi a tutti. Che sia un tempo davvero speciale.
Unicorno Arachide

 

Chi ha paura della setta?

Uno dei bisogni fondamentali degli umani è creare connessioni con gli altri; siamo essenzialmente programmati dalla natura come esseri comunitari. Le comunità sono storicamente formate non solo per motivi di sicurezza o per migliorare le possibilità di sopravvivenza fisica, ma anche per affermare l'identità delle persone, il loro bisogno di identificare sogni comuni e lavorare insieme per realizzarli.

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