Non fatevi ingannare dall’aspetto un po’ inquietante di Itzpapalotl: le sembianze scheletriche sono il segno tipico delle divinità delle quali fa parte, le “tzitzimime”, gruppo di forze che governano il mondo paradisiaco. Spesso sono raffigurate adornate con un serpente in posizione fallica, sebbene vengano considerate di genere femminile. Secondo alcune profezie, erano destinate a governare il mondo una volta che le tenebre avessero avvolto la Terra ma con l’avvento dei conquistadores spagnoli le profezie si interruppero e il loro dominio rimase sospeso.
Nella religione azteca, della quale conosciamo forse meglio Quetzalcoatl il serpente piumato, Huitzilopochtli il dio della guerra e Tlaloc il dio della pioggia, le tzitzimime sono divinità che vivono nelle tenebre e che hanno l’aspetto di scheletri.

Itzpapalotl governa il mondo di Tamoachan, caratterizzato dalla pace e dalla beatitudine, nel quale gli Dei hanno creato il genere umano. Tamoachan accoglie le vittime della mortalità infantile: qui, infatti cresce un albero i cui frutti hanno forma di capezzoli ai quali i bambini possono alimentarsi in attesa della reincarnazione. Le tzitzimime erano venerate come protettrici delle ostetriche e, in generale, del lavoro femminile; in particolare, Itzpapalotl volgeva la sua attenzione allo spirito delle donne che morivano di parto.
Itzpapalotl veniva raffigurata con zampe di tigre e ali di farfalla; era detta per questo “farfalla con gli artigli” o “farfalla di ossidiana”. Il suo nome indica purificazione e rinnovamento, a costo di sacrificare ciò che è prezioso.

Il messaggio che questa antica dea azteca reca fino a noi è fatto di mistero femminile, della capacità di contenere e conciliare gli opposti e di dare la vita, sempre, sia quando la vita stessa proviene dall’universo con la sua forza dirompente sia quando apparentemente non c’è e resta sopita nell’avorio della morte.

Itzpapalotl non teme l’impatto che il suo aspetto può avere sugli altri perché sa che la verità è una forza che vince, sempre e comunque. Sa bene che la sua natura vera e positiva è forte e verrà riconosciuta dagli altri, a mano a mano che ne faranno esperienza.
È la morte che protegge la vita, l’essenzialità – rappresentata dallo scheletro – che dà nutrimento, la femminilità che accoglie il maschile e il maschile che genera femminilità.
In un tempo come l’attuale, la sua voce insegna a coniugare il contenuto con la sua forma, a cercare la sostanza della comunicazione, il messaggio vero contenuto in ogni esternazione.
È vero, oggi viviamo immersi in una comunicazione che, a dir poco, è invadente: slogan, retorica, linguaggio dei media, dei social, dei politici ci tempestano di stimoli, ci confondono, sembrano rubarci il tempo e l’attenzione.

Itzpapalotl, con la leggerezza della farfalla e l’energia della tigre, ci insegna a riconoscere il contenuto reale dei messaggi che ci raggiungono, ci suggerisce come indirizzare il nostro ascolto, come osservare ciò che ci circonda al fine di scoprire che cosa esso significa. Non sempre le cose sono come appaiono e non sempre ciò che ci appare di un colore esclude colori diversi: Itzpapalotl ci indica come cercare positività anche dove non penseremmo di trovarla, e ricchezza di sfumature anche dove non ce le aspetteremmo.

La sua è una voce da cercare con attenzione, più sommessa di quella di altre Forze che abbiamo incontrato sin qui, ma altrettanto chiara e preziosa nei significati che ci porta: occorre conoscere bene, accogliere, ricercare i significati profondi delle cose.

In questo modo sapremo trasformarci ed essere pronti per fasi nuove della nostra vita, per rinnovare noi e il mondo. La incontriamo alla fine dell’anno: per essere capaci di distinguere, dopo che tanto tempo è passato, il vero dall’apparente ed essere pronti a entrare in un tempo nuovo.

Stambecco Pesco